Hong Kong, WEST KOWLOON,

Train Station, 8 del mattino, ci si sta per im- barcare sul Fuxing (“rinascita”), il nuovissimo treno cinese ad alta velocità per un meeting a Guangzhou, dove si arriverà in circa 3⁄4 d’ora.


L’avveniristica stazione di West Kowloon (per i locali WEK), costata ben 11 miliardi di dollari, è organizzata come un aeroporto e brulica di pendolari e businessmen che possono raggiungere Shenzhen in soli 14 minuti e Guangzhou in 47.

Le oltre 30 coppie di Fuxing trasportano giornalmente 80.000 viaggiatori, ma esiste anche un collegamento diretto che raggiunge Beijing in meno di 9 ore (rispetto alle normali 24) e che, con i suoi 2.230 km. di percorso, è la linea ad alta velocità più lunga al mondo, con treni di ultima generazione interamente Made in China.

L’alta velocità è l’emblema dell’innovazione della Cina di oggi perchè non solo ha trasformato l’economia e la società cinesi ma ha stimolato lo sviluppo tecnologico del Paese. Solo nel 1993 i treni in Cina viaggiavano a non più di 48 km/ora mentre oggi si raggiungono tranquillamente i 400 km/ ora.

E adesso è il momento della tecnologia a levitazione magnetica Maglev, disponibile nel breve percorso di 30,5 km. dall’aeroporto Pudong di Shanghai al terminal in città.


Insomma, l’alta velocità cinese con un network di 29.000 km. è ormai la più estesa al mondo e crescerà di altri 9.000 km. entro il 2025, raggiungendo 30 delle 33 province del Paese.


Solo 10 anni fa l’alta velocità in Cina era il risultato di tecnologia importata o costruita su licenza di 4 aziende straniere – Bombardier, Kawasaki Heavy Industries, Alstom e Siemens – con i quali il ministro delle ferrovie cinesi aveva stretto una joint-venture nel 2007.


Non un caso.

Per decenni l’Occidente ha considerato la Cina come la “factory of the world” e percepito il prodotto cinese come una copia economica e di bassa qualità.

Ma oggi, in linea con l’obiettivo Made in China 2025 di far avanzare il livello tecnologico e stimolare lo sviluppo e la creazione di soluzioni innovative, il gigante cinese si è trasformato nel polo dell’innovazione tecnologica con idee, ricerca e sviluppo e realizzazioni che superano di gran lunga ogni altro Paese.


Il Made in China non è solo prodotto ma anche concepito e disegnato in Cina.


Un primo immediato riscontro di questo primato è dato dalla diffusione dell’e-commerce e ancor più dai ben 802 milioni di utilizzatori attivi di internet (57,7% della popolazione cinese) dei quali il 98% (786 milioni) utilizza dispositivi mobili, a dimostrazione non solo della copertura wifi del Paese ma, soprattutto, di quanto la tecnologia mobile sia divenuta una componente indispensabile al punto che 650 milioni di cinesi acquistano con e-commerce (fashion ed elettronica in testa) dedicando mediamente 3 ore al giorno allo shopping online tramite smartphone o tablet.





La lotta per la supremazia globale



L’innovazione è l’ambito dove si gioca la partita della supremazia tecnologica globale e la Cina ha in cantiere di creare la propria Silicon Valley nella Greater Bay Area della provincia di Guangdong, una megalopoli formalmente denominata Pearl River Delta che, oltre a rappresentare la regione economicamente più dinamica della Cina, comprende 11 città tra cui l’hub finanziario di Hong Kong e l’hub tecnologico di Shenzhen (la prima Special Economic Zone formalmente stabi- lita nel 1980), oltre agli hub manufatturieri di Dongguan e Guangzhou.


La Greater Bay Area ha l’obiettivo di divenire entro il 2035 una regione integrata di livello “world class” e dove le più prestigiose università e le aziende tecnologicamente più avanzate avranno sede, il tutto con la benedizione del Presidente cinese Xi e della leadership comunista che pro- muove l’investimento di risorse in questa regione per realizzare una crescita iperveloce, in cui trova posto anche il gambling hub di Macau destinato a divenire un centro THL (tourism, hospitality, leisure) di standard globale. Di fatto sono principalmente tre le tipologie di aziende cinesi il cui sviluppo innovativo rende sempre più complesso per le aziende occidentali poter competere sul piano della strategia di R&S.

E non parliamo sempre e soltanto di player quali Huawei (terzo produttore globale di smartphone, oggi alle prese con le minacciate sanzioni USA), dei giganti BAT (Baidu, Alibaba e Tencent) e delle aziende della lista Fortune Global 500 (di cui ben 120 cinesi e 126 americane).


Una ricerca svolta del MIT di Boston ha classificato le aziende cinesi leader dell’innovazione in 3 macro-categorie:

- I Campioni Nascosti

- Gli Innovatori Tecnologici

- I Creatori del Cambiamento.



I campioni nascosti



sono innovatori di medie dimensioni in mercati di nicchia, con una vision di crescita di lungo periodo, un fatturato fino a 5 miliardi di dollari, una solida capacità di R&S che consente un continuo upgrade dei prodotti, una struttura aziendale più snella e agile rispetto ai competitor occidentali.


Sono aziende altamente specializzate ma non ancora riconosciute a livello globale nonostante il ruolo di grande rilievo nel mercato cinese, e presenti in settori che spaziano dall’elettronica alla chimica alla meccanica.

Queste aziende sono in grado di customizzare il prodotto in funzione di una domanda specifica e utilizzano il classico approccio trial- and-error per testare il mercato e perfezionarsi di conseguenza.

Alcuni esempi: Lens Technology è il più grande produttore cinese di componenti ottiche per le fotocamere degli smartphone e fornitore di Apple e Samsung. Hikvision produce una scheda di compressione video per computer basata sulla tecnologia MPEG-4, investe l’8% del fatturato in R&S e impiega il 47% del proprio staff nell’area Ricerca e Sviluppo.



I Creatori del Cambiamento



sono imprese di successo guidate dall’innovazione digitale, di giovane esperienza e presenti nel mass market, valutate ben oltre il miliardo di dollari, spesso spin-off di altre realtà e con un modello di business digitale applicato a settori tradizionali e totalmente focalizzato sull’uti- lizzatore finale più che sul prodotto.


Sono finanziate da venture capital che investono pesantemente e in una varietà di settori dai media al retail.

Un esempio tra tanti è Toutiao, impresa con sede a Pechino che fornisce una piattaforma di news e informazioni utilizzando AI e modelli di algoritmi sulla base degli interessi di ogni singolo utilizzatore attraverso smartphone (120 milioni di utilizzi giornalieri). È stata fondata nel 2012 con un finanziamento di oltre 3 miliardi di dollari e oggi è valutata oltre 11 miliardi grazie a un modello decisamente dirompente che ha messo in secondo piano il sistema mediatico statale.



Verso il global innovation hub



La vocazione cinese è di essere un global innovation hub e la Cina ha di fatto già superato gli USA nella ricerca AI. E quando l’intelligenza artificiale incontra la robotica ecco Xiaoyi, un ro- bot creato dalla iFlytek, una IT company quotata alla borsa di Shenzhen e specializzata in sof- tware di riconoscimento vocale, che già nel 2017 ha superato, primo automa al mondo, l’esame cinese di pratica medica, diven- tando a tutti gli effetti un medico praticante.


La Cina è oggi anche il Paese che più investe in energia rinnovabile e ha realizzato il Three Gorges Project, nella provincia di Anhui, il più grande impianto di pannelli solari al mondo, in grado di alimentare ben 94.000 abitazioni.


Un altro esempio è dato da JD.com, il gigante cinese dell’e-commerce (numero 181 nell’elenco Fortune Global 500) che, con grande anticipo rispetto ai piani del competitior americano Amazon, opera con una flotta di 40 droni che copre un network di 100 destinazioni e con un piano di espansione a livello nazionale.


E in tema di droni, a febbraio 2018 a Lianyungang si è testato il primo volo del drone Ehang 284 da trasporto passeggeri a velocità fino a 130 km/orari.


L’innovazione primeggia anche nelle infrastrutture: il ponte che collega Hong Kong a Zhuhai e poi Macao copre una distanza di 50 km interamente sopra l’acqua, a eccezione di 6 km di tunnel sottomarino, e rappresenta il ponte marino più lungo al mondo grazie al quale la durata del viaggio via terra si riduce da 4 ore a soli 30 minuti. Dalla terra allo spazio. L’innovazione tecnologica cinese è iniziata negli ormai lontani anni ’50 del secolo scorso con lo sviluppo del programma di missili bali- stici, per evolversi in maniera accelerata con obiettivi sempre più sofisticati: la sonda cinese Chang’e 4 è atterrata sul lato oscuro della luna lo scorso 3 gennaio nel 2020 vedremo in orbita intorno alla Terra la stazione spaziale permanente cinese e il programma spaziale prevede anche una missione con equipaggio sulla Luna.


L’innovazione per il Presidente Xi è il driver principale per far crescere la Cina e farla rimanere un player di primaria importanza nell’area globale.

In questo quadro, va considerato il significato della guerra commerciale avviata da Trump contro la Cina.


Lungi dall’indebolire il Paese, questo conflitto potrebbe addirittura rafforzare l’iniziativa Made in China 2025, con cui Xi ambisce a trasformare la Cina da “factory of the world” a “leader globale della tecnologia” spaziando dall’IT alla robotica, all’aerospazio, alla biotech e all’energia pulita per realizzare il suo sogno di “ringiovanimento nazionale” cinese.



Trump sembra voler utilizzare l’imposizione di dazi doganali per contrastare questo sviluppo.


Con il divieto imposto dal Department of Commerce, il gigante cinese Huawei è stato posto nella Entity List (una sorta di lista nera) e non può più acquistare materiali, software e altra tecnologia USA con il rischio che si scateni un confronto a livello globale.


Una delle conseguenze è che Google non concederà più il licensing del software Android a Huawei mettendo di fatto l’azienda fuori mercato fino a che non verrà trovato un accordo.

Ovviamente il conflitto avrà effetti negativi anche per Android e altri produttori USA coinvolti come Microsoft, Intel, Qualcomm e Dolby, che subiranno significative riduzioni nelle vendite e nelle valutazioni.

Altri effetti negativi potrebbero risultare da una eventuale ritorsione sulla vendita di prodotti Apple in Cina (mercato che per Apple rappresenta il 17%) o dal vietare a Foxconn di produrre per Apple.


Ma in base al principio che ogni divieto diventa un nuovo stimolo, questo bando forza le aziende cinesi a ridurre la loro dipendenza dalla tecnologia americana e a sviluppare una tecnologia indipendente.


Huawei, infatti, ha da tempo preparato un Piano B sviluppando un proprio sistema operativo OS, inizialmente concepito per il mercato interno cinese degli smartphone, che oggi utilizzano Android di Google, e computer, che oggi utilizzando Windows OS di Microsoft, con lancio previsto per l’autunno.

Il Presidente cinese Xi Jinping, in occasione del Belt and Road Forum a Pechino lo scorso 26 aprile, ha sottolineato come l’economia cinese sia oggi la seconda economia globale per PIL nominale ma prima in base al potere d’acquisto, ma con ancora alcune aree di fragilità nell’innovazione.

Ma ha anche sottolineato quanto la Cina sia pronta ad affrontare sfide, superare le frizioni della trade war tariffaria con gli USA, rafforzare e ingrandire le aziende di Stato, e mantenere una posizione di leadership.


Va in effetti ricordato che, nonostante il rallentamento della cre- scita economica, la Cina prevede comunque un incremento del PIL del 6,3% nel 2019 (6,6% nel 2018, la peggiore performance degli ultimi 28 anni), quindi decisamente robusta e di tutto rispetto, se confrontata con il modesto 2,4% previsto per l’eco- nomia USA (3,1% nel 2018) e con l’impercettibile 0,1% di crescita dell’Italia.